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lunedì 6 luglio 2015

Cinque cose che ci insegna il NO della Grecia

facebook.com/napolicontsipras

In queste ore, all'indomani dello strepitoso successo dell'OXI - NO - al referendum greco contro l'austerity neoliberista e le ricette delle autorità finanziarie, fiumi d'inchiostro vengono versati per “leggere” il risultato, tradurlo nelle proprie “lingue” nazionali, interpretarne le conseguenze.

Molte analisi, di parte democratica e progressista, “da sinistra”, sono convergenti e convincenti: la linea, del resto, è stata tracciata proprio da Tsipras e da Syriza, che non solo hanno ispirato la rotta del governo greco, ma anche fornito la chiave di lettura, per quello che si è mosso sinora e, in prospettiva, per quello che si muoverà nei prossimi giorni. Non si è trattato di un referendum contro l'Unione Europea (da non confondere con l'Europa, per piacere) o contro l'Euro, anzi, semmai, di un referendum per un'altra Unione Europea, non dominata dalle oligarchie finanziarie e dall'egemonia tedesca, ma come vera unione dei popoli europei, basata su una democrazia effettiva e operante.

Si è trattato di un referendum contro l'ultimatum imposto dai cosiddetti “creditori internazionali” al governo greco; vale dire, un referendum contro le misure, imposte alla Grecia, in primo luogo, dal Fondo Monetario, dall'Eurogruppo e dal governo tedesco (conservatori e socialdemocratici, in Germania, governano insieme, bene ricordarlo), tutte coerenti con l'approccio monetaristico, tecnocratico e neo-liberista dell'attuale direzione politica dell'Unione Europea. In Grecia, il 65% degli aventi diritto si è presentato alle urne e l'OXI - NO - ha vinto “a valanga”, sfiorando il 62%, con punte superiori al 70% nelle regioni a più forte insediamento popolare e di classe, più povere. Da Maastricht in avanti, la prima sconfitta “sul campo” del neo-liberismo europeo. Un NO storico.

Un NO che insegna, se è vero ciò che abbiamo richiamato sin qui, almeno (ma soprattutto) 5 cose:

1. L'ordine neo-liberale imposto dai Trattati e dall'egemonia tedesca e delle oligarchie finanziare, si può sconfiggere. Il “neo-liberismo” non è un destino naturale, un compimento auto-evidente, un esito della storia; né tanto meno la “fine della storia”. La vulgata neo-liberista che ci hanno imposto come una vera e propria cappa ideologica, cornice dominante, espressione dell'odierna articolazione dei rapporti di forza e dell'attuale composizione delle classi dirigenti europee, può essere sconfitta. In Grecia, con il NO, È Stata Sconfitta. Si apre la strada impervia della prospettiva dell'altra Europa.

2. Le masse popolari possono fare la storia: anzi, fanno la storia. Partecipazione ai seggi, esito del voto, risultato persino al di là delle previsioni, propaganda attiva per il sì non solo della Germania, ma addirittura della Commissione Europea e di tutte (tutte) le tecnocrazie comunitarie, terrorismo psicologico, politico e mediatico e manipolazione delle informazioni e, perfino, dei sondaggi, non hanno prodotto l'esito da “lorsignori” auspicato. Le masse popolari e le forze progressive hanno resistito e hanno vinto. È un passaggio storico che apre una prospettiva inedita, segnata dalle masse.

3. La “sinistra” si ri-appropria della sua “parola”. La vittoria del NO segna infatti uno spartiacque chiaro: intanto tra europeismo democratico ed anti-europeismo demagogico (non si votava contro l'Unione Europea e contro l'Euro) e quindi più profondamente tra la sinistra della democrazia, della solidarietà tra i popoli e della giustizia sociale in Europa e la destra del razzismo, della divisione tra i popoli e dell'egoismo individuale. È evidente la differenza tra chi ha condiviso, sin dall'inizio, la battaglia di Syriza in Grecia (e, domani, di Podemos in Spagna) e chi ha cercato solo di trarne beneficio nella politichetta nazionale. Contro le destre e le socialdemocrazie, rinasce la Sinistra.

4. Il mondo è molto più ampio del suo margine europeo. Dal primo momento, e a maggior ragione nel corso delle trattative, Syriza ha aperto porte e finestre ad un europeismo ed un internazionalismo di tipo nuovo: rifiutando le imposizioni della Trojka, ripudiando le sanzioni europee contro la Russia, aprendo un dialogo inedito con la Russia e la Cina, ridando freschezza e spessore alla parola “Mediterraneo”, dialogando con Venezuela e LatinAmerica, ispiratori di progresso e giustizia sociale.

5. Eppoi Tsipras è un “ragazzo di Genova”, si è venuto formando, politicamente, come tanti di noi, anche con il movimento dei Social Forum e l'altermondialismo, rappresenta per la mia generazione la conquista del campo della politica delle istanze della trasformazione. Siamo come ad un nuovo inizio.

sabato 4 luglio 2015

Mille piazze per la democrazia: un grande OXI

"Atene chiama, Napoli risponde": www.facebook.com/napolicontsipras

Qualcuno sottolinea i richiami “storici” del suo discorso, quelli che rimandano alla Grecia dov'è nata la democrazia, dove la “polis” si è formata, dove una forma di “potere del popolo” è stata, per la prima volta, sperimentata. Ed oggi gli occhi di tutta Europa tornano sulla Grecia e la Grecia, con il suo referendum, ha già conseguita la sua vittoria, perché la decisione del popolo, in un senso o nell'altro, non potrà essere ignorata, se non al prezzo di una violazione del patto democratico europeo, troppo grave per passare sotto silenzio e troppo lacerante per immaginare, anche soltanto, che non produca conseguenze, distruttive, destabilizzanti.

Qualche altro rimarca i richiami al “coraggio”, alla “determinazione”, alla “gioia”: con tutte quelle parti del suo discorso in cui invita il popolo greco a resistere, a dismettere l'abito del timore e della paura, a non cedere alle minacce e alle intimidazioni, ai ricatti e agli ultimatum, a rigettare e respingere la campagna di odio e di divisione del popolo, di paura e di vero terrorismo politico che le oligarchie, la finanza, i poteri forti del neoliberismo, interno ed europeo, hanno suscitato; segnando, al contempo, con il suo discorso, un vero e proprio spartiacque, tra la sinistra, della democrazia e della speranza, dell'Europa dei popoli e della solidarietà, e la destra, anti-solidale e anti-europea, indifferente ai destini dei popoli e dei lavoratori d'Europa, così affine, nella sua demagogia, alla propaganda delle tecnocrazie liberiste, che minacciano l'uscita della Grecia dall'euro e dalla stessa Unione Europea, in caso di vittoria dell'OXI - NO - al referendum popolare.

Qualche altro, infine, si spinge a richiamare precedenti illustri, definendo Alexis Tsipras uno “statista”, sottolineando il carattere, al tempo stesso, patriottico e solidale, mai corporativo o sovranista, del suo discorso, rievocando persino, per quel passaggio sulla democrazia da portare avanti e sulla paura da sconfiggere, la figura di Salvador Allende, colui che, con il suo tentativo di costruzione del “socialismo nella democrazia”, avrebbe suscitato panico ed eversione nel campo della destra e della oligarchia, ed avrebbe, al tempo stesso, ispirato, una generazione dopo, i percorsi di solidarietà ed emancipazione che si sarebbero incarnati nel processo per il socialismo del XXI secolo. Non a caso, dall'Ecuador, dal Venezuela, da Cuba in primo luogo, non sono mancati attestati di appoggio al popolo greco e alla sinistra al governo in quel Paese, a sostegno del NO all'ultimatum delle oligarchie, per un governo democratico dell'economia e del Paese.

Abbiamo avuto modo di seguire in diretta il discorso di Alexis Tsipras dalla storica Piazza Syntagma di Atene, davanti ad una folla di decine, centinaia di migliaia di persone, anche da Napoli, dove il corteo popolare, animato da oltre cinquemila persone, partito da Largo Enrico Berlinguer, ha concluso il suo percorso nella Piazza del Plebiscito, dove un altoparlante per gli oratori e un mega-schermo per la diretta, hanno consentito di combinare e comporre voci e colori di questa spettacolare prova di democrazia. Una occasione di partecipazione vera, entusiasta, popolare, che ha stabilito una connessione reale non solo con Piazza Syntagma, ma con le altre circa cento piazze italiane collegate in diretta, tra di loro e con Atene, e con le  decine e decine di mobilitazioni che, in tutta Europa, hanno portato migliaia e migliaia di persone in piazza, per questa vera e propria “primavera” della democrazia europea. Non c'è stato praticamente Paese in Europa, che non abbia alzato la sua voce a sostegno di Syriza, del popolo greco e del suo OXI: basta anche solo scorgere, per un'idea, la mappa interattiva.

Niente a che vedere, dunque, con le strumentalizzazioni anti-europee delle varie destre demagogiche, alla Salvini e Grillo, in Italia, all'Alba Dorata o Front Nationale, in Europa: non si tratta di un referendum “contro”, ma di un referendum “per”, un OXI  - NO - all'austerity e al neoliberismo delle tecnocrazie europee e dell'egemonismo tedesco, non contro l'euro e contro l'Europa, ma per un'altra direzione economica, per un'altra prospettiva di sviluppo e per un'Europa dei suoi popoli, della “democrazia nella solidarietà”. Nelle parole di Tsipras: «L'Europa che abbiamo conosciuto, l'Europa con i suoi valori fondativi, non ha niente a che vedere con tutto ciò che stiamo subendo. Oggi a quest'ora tutta l'Europa ha gli occhi su di voi, sul popolo greco, sui tre milioni di poveri e su tutti i disoccupati. Oggi tutto il pianeta ha gli occhi su Piazza Syntagma, sulle piccole e grandi piazze della nostra patria, sul luogo dove la democrazia è nata. Ridiamo un'altra occasione alla democrazia per farla tornare in Europa, perché l'Europa possa tornare ai suoi valori fondativi, che per tanti anni non ha applicato e ha costretto i popoli a fare scelte che vanno contro la loro volontà».

Da due giorni, campeggia, sul Palazzo del Municipio di Napoli, uno striscione con un messaggio chiaro: Napoli è con la Grecia, «l'Europa si costruisce con i suoi popoli». Ancora con Tsipras: «Nessuno ha il diritto di minacciare che taglierà la Grecia fuori dal suo luogo naturale, nessuno ha il diritto di minacciare che dividerà l'Europa. La Grecia - la nostra patria - è, è stata e rimarrà la culla della civiltà europea. Da questo luogo, qui, dice la mitologia, Zeus ha rapito Europa. Ora i tecnocrati vogliono di nuovo portare via Europa. Noi diciamo no, non lasceremo l'Europa nelle mani di quanti vogliono rapirla dal suo passato democratico, dai valori della solidarietà e del rispetto reciproco». Napoli, con tutta l'Italia e tutta l'Europa democratica, sarà ancora in piazza, domenica prossima, partecipando e condividendo la mobilitazione del popolo greco.

giovedì 2 luglio 2015

Napoli con il popolo greco, a fianco di SYRIZA



Napoli è sempre più al centro della mobilitazione con il popolo greco e a sostegno del governo di sinistra di Syriza e di Alexis Tsipras.

Raccogliendo l’appello internazionale per una settimana di mobilitazione in tutta Europa, per affermare la voce e i diritti dei popoli e degli oppressi contro le pretese e i ricatti delle oligarchie e della finanza, Napoli è scesa in piazza sin da subito, lo scorso 30 giugno, quando alcune migliaia di persone hanno animato un presidio di solidarietà presso la Piazza del Municipio del capoluogo partenopeo.

Una manifestazione ricca e plurale, in cui consistente e significativa è stata la presenza delle organizzazioni della sinistra (da Rifondazione Comunista ai Comunisti Italiani, dai comitati de l’Altra Europa a SEL, dalle associazioni politiche, tra cui “Sinistra Lavoro”, e della cittadinanza attiva, dalle forze del sindacalismo conflittuale a diverse realtà di lotta e di movimento, collettivi militanti e reti sociali, antifasciste, antirazziste), ma anche di altre forze politiche, diverse per connotazione e collocazione, che pure hanno fatto della battaglia contro il debito pubblico uno dei loro cavalli di battaglia, come, ad esempio, il Movimento 5 Stelle.

Una presenza significativa, quest’ultima, in piazza; quasi impalpabile, invece, nel successivo appuntamento della settimana di mobilitazione, convocato da reti e collettivi, e tenuto presso l’ex OPG, “Je So’ Pazzo”, a Materdei, quartiere popolare del centro partenopeo, lo scorso 1 Luglio, dove pure si sono radunate decine e decine di persone, ed in cui i compagni e le compagne dello spazio occupato e recuperato, a destinazione sociale e fruizione collettiva, hanno ben saputo introdurre i lavori, animati dalla relazione e dalle conclusioni, dopo l’intenso e appassionato dibattito, da parte di Argiris Panagopoulos, antenna italiana di Syriza.

Netto e preciso il suo messaggio, una vera e propria “lezione di politica” per le realtà del fronte democratico, progressista e rivoluzionario che, in Italia, cercano un nuovo percorso e provano una inedita convergenza.

La netta opposizione di Syrizia, in uno con il popolo greco, a subire il ricatto del debito o ad impegnare le proprie risorse nel ripagare debito e interessi anziché fare fronte alle primarie necessità e ai fondamentali bisogni della popolazione.

L’importante crescita del consenso popolare intorno a Syrizia, che non solo ha saputo connettersi, sentimentalmente e concretamente, con i bisogni sociali e le aspirazioni universali, di dignità, giustizia e autodeterminazione, del popolo greco, ma ha anche saputo fronteggiare l’assedio con cui, soprattutto, il Fondo Monetario e l’Eurogruppo, hanno tentato di spezzarne la resistenza.

L’esigenza di superare il dualismo tra il “politico” e il “sociale”, trascendendo le divisioni e le incrostazioni del passato e facendo emergere, a partire dalle mobilitazioni popolari e le pratiche di di conflitto e di mutualismo, un nuovo contesto unitario e avanzato per la sinistra politica e sociale.

Il compito di andare avanti, per un grande OXI – NO – al ricatto dell’austerity e alla morsa del debito, con cui disegnare una storia nuova per la Grecia e designare l’opposizione popolare alla costruzione monetarista di questa “Unione Europea”.

Unito a quello di fare di questa battaglia una vera, autentica, battaglia democratica e popolare, in cui ampliare la rete delle alleanze politiche e sociali sul terreno della democrazia e della giustizia sociale, ed attorno alla quale fare vivere l’obiettivo di un’altra economia e di un altro modello di sviluppo; una battaglia nella quale non c’è spazio né per pulsioni sovraniste e nazionalitarie, né per corrosioni qualunquiste o demagogiche, xenofobe o razziste.

Come ha richiamato lo stesso Panagopoulos: «Grillo, scherzi e populismo a parte, in Grecia non si vota per l’euro ma contro l’austerità e per la ricostruzione della nuova Europa dei suoi popoli, democratica, solidale e con una maggiore giustizia sociale. Il governo di Tsipras ha chiuso i CIE, ha dato la cittadinanza ai figli degli immigrati e ha votato una legge per la costruzione di una moschea ad Atene.

«Grillo, in Parlamento europeo i tuoi deputati si trovano proprio di fronte agli europarlamentari di SYRIZA. I tuoi europarlamentari si immischiano – a dir poco – con razzisti e xenofobi e tu stesso hai dimostrato ripetutamente il tuo disprezzo verso gli immigrati.

«Grillo, il popolo greco e Tsipras lottano nelle strade e nelle piazze. Non mandano mail di protesta, organizzano lotte con i lavoratori, i disoccupati, i precari, hanno fatto scioperi con le organizzazioni dei lavoratori, quei sindacati che tu odi profondamente. Tsipras e il popolo del “NO” abbiamo scelto da quale parte stare».

La mobilitazione napoletana per il popolo greco, a fianco di Syriza, continua venerdì, 3 luglio, con presidio e corteo da Largo Enrico Berlinguer (qui). Una nuova occasione democratica, popolare e moltitudinaria, per dire ancora NO al liberismo e alla austerity, e il nostro SI alla autodeterminazione, ai diritti dei popoli e alla giustizia sociale.

martedì 30 giugno 2015

Un “grande NO” per fare la storia

partitoumanista.it/3.0/images/articoli/syntagma12022012
Mai viste reazioni peggiori da parte delle cancellerie occidentali alla decisione greca di indire un referendum popolare per l'accettazione o meno dell'ultimatum dei creditori internazionali, quello la cui imposizione da parte, soprattutto, del Fondo Monetario, ha determinato la rottura del negoziato con la Grecia e la precipitazione della crisi. 

Il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, ha accusato il governo greco di “populismo”, arrivando a dichiarare perfino di sentirsi “tradito” dal comportamento del premier Alexis Tsipras. Il Presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha lanciato un vero e proprio atto d'accusa contro Tsipras e Syriza, arrivando finanche a contraddire quello che appena tre giorni prima aveva solennemente dichiarato, vale a dire che le porte del negoziato “sono ancora aperte”. Il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, aveva già, a suo tempo, con buon anticipo, definite “stupide” le proposte avanzate dal governo greco; infine, perfino il “piccolo premier” italiano, Matteo Renzi, ha dato man forte alla più recente e vasta controinformazione, avvelenando i pozzi con una dichiarazione palesemente falsa: che il referendum greco sarebbe un referendum “euro contro dracma”. È appena il caso di ricordare che, tra tutte queste vestali del neoliberismo e dell'austerità che ha già distrutto l'economia e impoverito la società greca, gli ultimi tre sono tra i più autorevoli esponenti della socialdemocrazia europea: oggi come – e più – di ieri, vera e propria ancella dei poteri forti, custode dell'ordine neoliberale, tutore delle classi dirigenti europee, fautrici di questa autentica tragedia. 

Allo stesso modo, in maniera del tutto simmetrica e contraria, mai sentita replica più azzeccata a questo vero e proprio assedio dei poteri forti contro la Grecia, il suo governo e il suo popolo: «Buffo - ha spiegato Yanis Varoufakis, ministro greco delle finanze - quanto suoni radicale il concetto che sia il popolo a decidere». Centra il punto della questione aperta tra i creditori e le agenzie finanziarie internazionali e uno stato sovrano, la Grecia, in merito al contenuto e alla gittata della trattativa fatta fallire dal Fondo Monetario e dai creditori: non una questione di numeri, economica, ma una questione di sostanza, politica. Come si vede dal confronto tra l'ultima proposta avanzata dal governo greco e la contro-proposta presentata dalle istituzioni internazionali, infatti, vi era il margine per una negoziazione sui “valori assoluti”: gli obiettivi di avanzo primario (surplus) erano stati fissati rispettivamente all'1%, al 2% e al 3% per gli anni fiscali 2015, 2016 e 2017; le soglie di tassazione sul valore aggiunto (IVA) erano state fissate al 6%, al 13% e al 23%, sebbene non si fosse raggiunto l'accordo sulle tipologie di servizi da collocare nelle rispettive fasce; l'innalzamento dell'età di pensione a 67 anni a partire dal 2022 e il contenimento dei prepensionamenti, su cui la trattativa verteva sulla tempistica della riformulazione; l'incremento dei contributi sanitari, l'innalzamento della tassa sulle imprese di fatturato maggiore, l'estensione della tassa sui beni di lusso, in una forma di patrimoniale rivista, la riduzione delle spese per la difesa.
 
È stato soprattutto il Fondo Monetario a determinare la rottura delle trattative: imponendo che la riforma del welfare venisse supervisionata dalle autorità internazionali, in primo luogo dalla Banca Mondiale (quando il superamento del regime di supervisione da parte della Trojka era stato posto sin dall'inizio come condizione della trattativa); imponendo una cosiddetta “modernizzazione della griglia salariale nel pubblico impiego” (che è semplicemente un modo raffinato per intendere il taglio degli stipendi e, in prospettiva, delle pensioni, nel pubblico impiego, vale a dire una delle linee rosse poste dai negoziatori greci “a monte” della trattativa); rifiutando (mai successo in precedenti analoghe trattative) tutte le proposte complementari avanzate da parte greca per il conseguimento degli obiettivi di bilancio e (perfino contro i “suggerimenti interessati” provenienti dagli Stati Uniti e da alcuni esponenti della Commissione Europea) qualsiasi ipotesi di ristrutturazione del debito greco. Nero su bianco: qui.
 
È chiaro che la traiettoria negoziale seguita dal Fondo Monetario e dai suoi più fedeli alleati (i vertici dell'Eurogruppo, della Bundesbank, del governo CDU-SPD della Germania) non intendeva portare ad un accordo, che presuppone una mediazione, bensì ad una resa dei conti tra due visioni opposte della direzione politica ed economica: pur di non darla vinta al primo governo di sinistra, progressista e anti-austerity, dentro l'Unione Europea, hanno scelto di rompere il negoziato, precipitare la crisi, isolare un Paese membro. Il Fondo Monetario e l'Unione Europea hanno finalmente fatto cadere la loro maschera, di agenti politici e, perfino, ideologici del “sistema”, piuttosto che “istituzioni condivise”. Nella loro propaganda raccontano di panico ai bancomat di Atene (che non c'è mai stato) e nascondono le manifestazioni popolari di massa a sostegno dell'OXI al referendum (con decine di migliaia di persone di fronte al Parlamento di Atene).

La storia greca, patria della democrazia europea e ispiratrice di grandi momenti di coscienza e autodeterminazione, è segnata dal NO: ogni anno si festeggiano le Giornate del NO (OXI, in greco) in ricordo della grande opposizione del popolo greco all'ultimatum di guerra, inizio della resistenza greca contro l'invasione nazi-fascista (28 ottobre 1940). Il fascismo aveva promesso di “spezzare le reni” ad Atene; il suo “μεγάλο Oχι”, il “grande NO” segnò l'inizio di una resistenza che avrebbe consegnato al fascismo una sconfitta bruciante. Il 29 giugno, in Piazza Syntagma, ad Atene, si sono raccolte 20 mila persone; lo stesso Alexis Tsipras, la sera stessa, ha spiegato che la vittoria del NO riguarda lo svolgimento della trattativa e il piano dei creditori, non, evidentemente, l’uscita della Grecia dalla Unione Europea. È chiaro che la vittoria del NO rappresenterebbe la prima manifestazione esplicita, popolare e democratica, di opposizione all'ordine neo-liberista imposto dall'Unione Europea e dalle autorità internazionali. Sarebbe, per la prima volta in Europa, una sconfitta “sul campo” per il neoliberismo e una spinta propulsiva a rivedere l'attuale costruzione dell'Unione Europea stessa.
 
Un “grande NO”, come 75 anni fa, per fare la storia.