Ma cos’è dunque questa Sovintern che si è svolta a Mosca e che sta “girando” tra social, blog, video, siti e portali di informazione? Il senso dell’iniziativa, che sta avendo, sino a questo momento, per le intuibili ragioni legate soprattutto alla relazione geopolitica tra UE e Russia e alle limitazioni cui sono sottoposte le relazioni dirette tra Paesi UE e Federazione Russa, circolazione molto più in altri contesti, e nel Sud globale, di quanta ne stia invece avendo in Europa occidentale, si rivela con maggiore chiarezza nel momento in cui si mettono insieme tutti i pezzi che ne compongono l’interessante e promettente mosaico.
Intanto, il “pezzo” più importante: le riflessioni, le discussioni e le analisi condivise tra i partecipanti alla prima edizione di questo Forum internazionale che, com’è noto, si è celebrato a Mosca tra il 25 e il 29 aprile scorsi, con partecipanti affluiti in gran numero, dal momento che alla fine il contatore delle presenze si è attestato a circa 300 partecipanti, delegati di 100 partiti di ispirazione antimperialista, socialista e comunista, provenienti da oltre 70 paesi di tutti i continenti, Europa, Asia, Africa, Nord e Sud America.
Partecipando ai tavoli di lavoro, discutendo nelle sessioni tematiche, dialogando con i partecipanti, nei diversi momenti, ufficiali e informali, della conferenza, emergono in tutta evidenza tre assi intorno ai quali, per un verso si coagula l’energia politica di cui l’iniziativa è stata indubbiamente catalizzatrice, e per l’altro si avvia la definizione di un vero e proprio manifesto politico, di una vera e propria piattaforma politica, che sarà necessaria per costruire iniziativa e sviluppare ulteriormente la convergenza.
Intanto, il tema fondamentale, decisivo, della sovranità e della resistenza: l'importanza cioè di definire, costruire e articolare risposte unitarie alle pressioni, alle ingerenze e alle interferenze esterne, alle sanzioni illegali e alle misure coercitive unilaterali, alla guerra multidimensionale in una parola, che le potenze imperialistiche, il blocco occidentale, stanno scatenando contro Stati e popoli del mondo che intendono lottare per la propria dignità e autodeterminazione e che sono indisponibili a piegarsi ai diktat dell’imperialismo.
Se volessimo racchiudere il tutto in un’impressione e in poche parole: l’impressione suscitata dal continuo riferimento, durante le giornate di lavoro di Sovintern, ai principi cardine delle relazioni internazionali e della convivenza pacifica: eguaglianza sovrana; non ingerenza nelle questioni interne dei singoli Paesi; autodeterminazione dei popoli, nella loro libertà e nel loro diritto di scegliere liberamente le forme della propria organizzazione sociale e le modalità del proprio sviluppo economico. In questo senso, e nel rifiuto del doppio standard e della logica di potenza nelle relazioni internazionali, sta dunque il ritorno della parola chiave «sovranità», sovranità popolare, politica, economica, strumento di difesa dalle condotte egemoniche e predatorie e fattore di tutela e di avanzamento delle conquiste economiche e sociali.
L’impianto complessivo degli aderenti alla Sovintern fa dunque riferimento alle sinistre di classe, fondate nel movimento dei lavoratori e delle lavoratrici, con un impianto socialista, patriottico e antimperialista, e si sintetizza in tre parole chiave: antimperialismo, anticolonialismo, autodeterminazione.
Poi vi è senza dubbio il tema della memoria: è una delle frasi che abbiamo sentito ripetere, ad esempio, non solo durante le giornate del Sovintern, ma anche nel contesto del «Press Tur», la visita di conoscenza e di informazione, dedicata essenzialmente a giornalisti, mediattivisti e creatori di contenuto, nei territori del Donbass, laddove «senza memoria non può esistere il presente e non si può costruire il futuro».
Le memoria storica, dunque, come fattore di impulso delle lotte sociali quale fondamento della dignità dei popoli, e come elemento di costruzione e di avanzamento sulla base delle grandi conquiste storiche, politiche, istituzionali, sociali ed economiche che lascia in eredità la lunga storia, grande e complessa, dei socialismi novecenteschi e che viene irrorata dalle nuove forme di socialismo del XXI secolo e dalle inedite esperienze di lotta e di trasformazione che attraversano tanti contesti, a tutte le latitudini.
Dunque, non è solo “estetica”, ma anche “politica” lo spaccato della manifestazione: il richiamo, sin nel nome Sovintern, alla Comintern, l’Internazionale Comunista; il riferimento alla civilizzazione sovietica; il tributo alla memoria degli eroi della lotta di resistenza e di liberazione, oltre che alle conquiste del socialismo; la scelta della sede, la Sala delle Colonne nella Casa del Sindacato, e perfino della destinazione, Mosca, storico punto di riferimento del movimento internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici.
Uno schema che non è venuto meno nel «Press Tur» in Donbass: il Museo della Grande Guerra Patriottica (Museo della Liberazione del Donbass) a Donetsk; il Complesso Monumentale di Saur-Mogila, nel distretto di Horlivka; la Visita al Teatro di Mariupol, ove si consumò il 16 marzo 2022 uno dei più esecrabili crimini contro l’umanità da parte del famigerato battaglione Azov, che ne minò il tetto causando la morte di decine di civili; il Museo della Giovane Guardia a Krasnodod; e ovviamente, a Mosca, il Museo della Vittoria.
Non ultimo per importanza, dunque, il tema della “giustizia globale”, come giustizia internazionale e giustizia sociale, per cui, ad esempio, anche nel corso dei lavori del Sovintern, insieme con le riflessioni sul socialismo e le sue nuove declinazioni per il XXI secolo, non sono mancati i riferimenti alla “pace positiva”, la pace con giustizia sociale: la necessità di consolidare i meccanismi di solidarietà, di cooperazione e, appunto, di giustizia sociale per un sistema equilibrato (un rinnovato equilibrio del mondo, «con tutti e per il bene di tutti», per riprendere le parole dei compagni cubani) che rispetti e ricostruisca il diritto e la giustizia internazionale.
Una caratterizzazione la danno, certo, le organizzazioni e i movimenti “iniziatori” di questa nuova Internazionale, che vale dunque la pena ripercorrere per esteso: il partito Russia Giusta, il Partito Comunista Americano (ACP), il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), il Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia (PSRM), il Workers Party (Gran Bretagna), Tunisia Avanti, il Partito del Progresso e del Socialismo, Marocco, il Movimento dei Socialisti, Serbia, la Unione dei Socialisti Democratici della Repubblica Democratica del Congo.
Ancor più eloquenti sono le tracce di lavoro sulle quali l’assise si è messa in moto, enucleate dalle risoluzioni approvate nei lavori della conferenza: contro l’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran; per la fine del blocco contro Cuba socialista; a supporto della Corea popolare; sulla compensazione per le conseguenze del colonialismo e del neocolonialismo in Africa; sulla risoluzione della crisi in Ucraina; per l’immediato rilascio del legittimo presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro.
C’è poi l’ultimo versante, anche questo di notevole interesse, le dichiarazioni dei protagonisti. George Galloway, ad esempio: “Sono contro l'imperialismo, che Lenin identificava come la fase suprema del capitalismo. Credo che il capitalismo conduca all'imperialismo e l'imperialismo alla guerra, e la nostra opposizione alla guerra e all'imperialismo è quindi fondamentale. Quando diciamo di essere a favore del socialismo, lo diciamo sul serio, come pure quando diciamo di essere a favore del socialismo nel XXI secolo. Siamo un movimento per il socialismo nel XXI secolo. E abbiamo gli strumenti del XXI secolo per rendere questo movimento moderno e rivoluzionario”.
E Booker Omole: “Oggi affermiamo che l'intero Sud globale non può combattere, vincere e costruire il progetto più urgente, ovvero il socialismo, finché non avrà portato a termine il compito più immediato, che è la lotta per la sovranità di ogni Paese, attualmente sotto attacco da parte degli Stati Uniti. [...] Pertanto, per poter realizzare il compito più urgente, ovvero iniziare a costruire il socialismo, dobbiamo prima lottare per la sovranità. [...] Auspichiamo che, dopo la lotta per l'umanità, si possa iniziare il compito immediato che chiamiamo rivoluzione democratica nazionale. E dopo la rivoluzione democratica nazionale, si potrà iniziare il compito più importante e decisivo: la costruzione del socialismo”.
Intanto, il “pezzo” più importante: le riflessioni, le discussioni e le analisi condivise tra i partecipanti alla prima edizione di questo Forum internazionale che, com’è noto, si è celebrato a Mosca tra il 25 e il 29 aprile scorsi, con partecipanti affluiti in gran numero, dal momento che alla fine il contatore delle presenze si è attestato a circa 300 partecipanti, delegati di 100 partiti di ispirazione antimperialista, socialista e comunista, provenienti da oltre 70 paesi di tutti i continenti, Europa, Asia, Africa, Nord e Sud America.
Partecipando ai tavoli di lavoro, discutendo nelle sessioni tematiche, dialogando con i partecipanti, nei diversi momenti, ufficiali e informali, della conferenza, emergono in tutta evidenza tre assi intorno ai quali, per un verso si coagula l’energia politica di cui l’iniziativa è stata indubbiamente catalizzatrice, e per l’altro si avvia la definizione di un vero e proprio manifesto politico, di una vera e propria piattaforma politica, che sarà necessaria per costruire iniziativa e sviluppare ulteriormente la convergenza.
Intanto, il tema fondamentale, decisivo, della sovranità e della resistenza: l'importanza cioè di definire, costruire e articolare risposte unitarie alle pressioni, alle ingerenze e alle interferenze esterne, alle sanzioni illegali e alle misure coercitive unilaterali, alla guerra multidimensionale in una parola, che le potenze imperialistiche, il blocco occidentale, stanno scatenando contro Stati e popoli del mondo che intendono lottare per la propria dignità e autodeterminazione e che sono indisponibili a piegarsi ai diktat dell’imperialismo.
Se volessimo racchiudere il tutto in un’impressione e in poche parole: l’impressione suscitata dal continuo riferimento, durante le giornate di lavoro di Sovintern, ai principi cardine delle relazioni internazionali e della convivenza pacifica: eguaglianza sovrana; non ingerenza nelle questioni interne dei singoli Paesi; autodeterminazione dei popoli, nella loro libertà e nel loro diritto di scegliere liberamente le forme della propria organizzazione sociale e le modalità del proprio sviluppo economico. In questo senso, e nel rifiuto del doppio standard e della logica di potenza nelle relazioni internazionali, sta dunque il ritorno della parola chiave «sovranità», sovranità popolare, politica, economica, strumento di difesa dalle condotte egemoniche e predatorie e fattore di tutela e di avanzamento delle conquiste economiche e sociali.
L’impianto complessivo degli aderenti alla Sovintern fa dunque riferimento alle sinistre di classe, fondate nel movimento dei lavoratori e delle lavoratrici, con un impianto socialista, patriottico e antimperialista, e si sintetizza in tre parole chiave: antimperialismo, anticolonialismo, autodeterminazione.
Poi vi è senza dubbio il tema della memoria: è una delle frasi che abbiamo sentito ripetere, ad esempio, non solo durante le giornate del Sovintern, ma anche nel contesto del «Press Tur», la visita di conoscenza e di informazione, dedicata essenzialmente a giornalisti, mediattivisti e creatori di contenuto, nei territori del Donbass, laddove «senza memoria non può esistere il presente e non si può costruire il futuro».
Le memoria storica, dunque, come fattore di impulso delle lotte sociali quale fondamento della dignità dei popoli, e come elemento di costruzione e di avanzamento sulla base delle grandi conquiste storiche, politiche, istituzionali, sociali ed economiche che lascia in eredità la lunga storia, grande e complessa, dei socialismi novecenteschi e che viene irrorata dalle nuove forme di socialismo del XXI secolo e dalle inedite esperienze di lotta e di trasformazione che attraversano tanti contesti, a tutte le latitudini.
Dunque, non è solo “estetica”, ma anche “politica” lo spaccato della manifestazione: il richiamo, sin nel nome Sovintern, alla Comintern, l’Internazionale Comunista; il riferimento alla civilizzazione sovietica; il tributo alla memoria degli eroi della lotta di resistenza e di liberazione, oltre che alle conquiste del socialismo; la scelta della sede, la Sala delle Colonne nella Casa del Sindacato, e perfino della destinazione, Mosca, storico punto di riferimento del movimento internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici.
Uno schema che non è venuto meno nel «Press Tur» in Donbass: il Museo della Grande Guerra Patriottica (Museo della Liberazione del Donbass) a Donetsk; il Complesso Monumentale di Saur-Mogila, nel distretto di Horlivka; la Visita al Teatro di Mariupol, ove si consumò il 16 marzo 2022 uno dei più esecrabili crimini contro l’umanità da parte del famigerato battaglione Azov, che ne minò il tetto causando la morte di decine di civili; il Museo della Giovane Guardia a Krasnodod; e ovviamente, a Mosca, il Museo della Vittoria.
Non ultimo per importanza, dunque, il tema della “giustizia globale”, come giustizia internazionale e giustizia sociale, per cui, ad esempio, anche nel corso dei lavori del Sovintern, insieme con le riflessioni sul socialismo e le sue nuove declinazioni per il XXI secolo, non sono mancati i riferimenti alla “pace positiva”, la pace con giustizia sociale: la necessità di consolidare i meccanismi di solidarietà, di cooperazione e, appunto, di giustizia sociale per un sistema equilibrato (un rinnovato equilibrio del mondo, «con tutti e per il bene di tutti», per riprendere le parole dei compagni cubani) che rispetti e ricostruisca il diritto e la giustizia internazionale.
Una caratterizzazione la danno, certo, le organizzazioni e i movimenti “iniziatori” di questa nuova Internazionale, che vale dunque la pena ripercorrere per esteso: il partito Russia Giusta, il Partito Comunista Americano (ACP), il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), il Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia (PSRM), il Workers Party (Gran Bretagna), Tunisia Avanti, il Partito del Progresso e del Socialismo, Marocco, il Movimento dei Socialisti, Serbia, la Unione dei Socialisti Democratici della Repubblica Democratica del Congo.
Ancor più eloquenti sono le tracce di lavoro sulle quali l’assise si è messa in moto, enucleate dalle risoluzioni approvate nei lavori della conferenza: contro l’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran; per la fine del blocco contro Cuba socialista; a supporto della Corea popolare; sulla compensazione per le conseguenze del colonialismo e del neocolonialismo in Africa; sulla risoluzione della crisi in Ucraina; per l’immediato rilascio del legittimo presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro.
C’è poi l’ultimo versante, anche questo di notevole interesse, le dichiarazioni dei protagonisti. George Galloway, ad esempio: “Sono contro l'imperialismo, che Lenin identificava come la fase suprema del capitalismo. Credo che il capitalismo conduca all'imperialismo e l'imperialismo alla guerra, e la nostra opposizione alla guerra e all'imperialismo è quindi fondamentale. Quando diciamo di essere a favore del socialismo, lo diciamo sul serio, come pure quando diciamo di essere a favore del socialismo nel XXI secolo. Siamo un movimento per il socialismo nel XXI secolo. E abbiamo gli strumenti del XXI secolo per rendere questo movimento moderno e rivoluzionario”.
E Booker Omole: “Oggi affermiamo che l'intero Sud globale non può combattere, vincere e costruire il progetto più urgente, ovvero il socialismo, finché non avrà portato a termine il compito più immediato, che è la lotta per la sovranità di ogni Paese, attualmente sotto attacco da parte degli Stati Uniti. [...] Pertanto, per poter realizzare il compito più urgente, ovvero iniziare a costruire il socialismo, dobbiamo prima lottare per la sovranità. [...] Auspichiamo che, dopo la lotta per l'umanità, si possa iniziare il compito immediato che chiamiamo rivoluzione democratica nazionale. E dopo la rivoluzione democratica nazionale, si potrà iniziare il compito più importante e decisivo: la costruzione del socialismo”.
Alla fine - non poteva essere diversamente - la parola d’ordine, come portato della storia e progetto del futuro, è e resta questa - socialismo.