giovedì 5 febbraio 2026

Venezuela bolivariano, petrolio, e propaganda di guerra

PDVSA - Wilfredor, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons


La recente approvazione della Legge organica sugli idrocarburi (gennaio 2026) della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha suscitato non pochi commenti e reazioni e, come era prevedibile, ha scatenato una nuova ondata di guerra mediatica e di propaganda ostile, da parte di settori legati all’imperialismo occidentale, ma anche disinformazione e mistificazione, spesso condite di retorica ideologica e frasi scarlatte. Il contesto della riforma è noto: la resistenza all’aggressione, la continuità dello Stato e del processo rivoluzionario bolivariano; la mobilitazione delle forze politiche e sociali bolivariane e socialiste; la resistenza, a difesa delle istituzioni politiche e delle conquiste sociali della Rivoluzione bolivariana, nel contesto dell’aggressione, della pressione militare e della campagna ostile posta in essere dagli Stati Uniti, che hanno portato, come si ricorderà, il 3 gennaio scorso, al sequestro manu militari di un presidente legittimo, in carica, il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, e della prima combattente, la giurista e deputata Cilia Flores. Respinti l’assalto e il tentativo di colpo di stato, Delcy Rodriguez, già vicepresidente esecutiva con Maduro, svolge ora la funzione di presidente incaricata del Venezuela bolivariano.

Attraversiamo dunque il nuovo quadro normativo. L'articolo 1 della legge inquadra l’oggetto, ampliato in modo da ricomprendere e “regolare tutto ciò che riguarda l'esplorazione, l'estrazione, la raccolta, il trasporto, lo stoccaggio, la lavorazione, la valorizzazione, la raffinazione, l'industrializzazione, la commercializzazione, la conservazione e l'utilizzo degli idrocarburi”. Alla definizione dell’oggetto, si accompagna il quadro di principi posti a sovrintendere il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla legge, vale a dire “i principi di sovranità energetica, proprietà pubblica dei giacimenti, massimizzazione della rendita, sicurezza giuridica, trasparenza contrattuale, tutela ambientale e adattamento alla transizione energetica”. È sulla base di questi presupposti, e nel quadro fissato dalla legge in relazione alla totale proprietà pubblica dei giacimenti, che la legge interviene ad ampliare la gamma di società che possono svolgere le “attività primarie” nel settore degli idrocarburi, vale a dire quelle “relative all'esplorazione, ricerca di giacimenti, estrazione, raccolta, trasporto e stoccaggio iniziale”, proponendo che possano ora essere svolte direttamente dal Governo o tramite società di proprietà esclusiva dello Stato; da società miste in cui lo Stato detiene una partecipazione di maggioranza che gli conferisce il controllo azionario; o da società private domiciliate in Venezuela, nell'ambito di contratti stipulati con società di proprietà esclusiva della Repubblica Bolivariana stessa o sue controllate”.

In altri termini, la riforma garantisce allo Stato la proprietà e, in riferimento alle società miste, il controllo azionario, mentre, tra le società che possono essere operatori nella realizzazione delle attività primarie (prima riservate allo Stato, alle sue società e alle società miste), sono ora incluse le società private domiciliate nel Paese, esclusivamente attraverso contratti stipulati con società di proprietà esclusiva dello Stato o sue controllate, sotto forma di contratti pubblici, di durata determinata, e con clausole che garantiscano gli equilibri economici e il quadro normativo. Di conseguenza, la riforma interviene sul regime delle società miste, ad esempio fissando requisiti e condizioni per l'esercizio delle attività primarie, lasciando invariati quanto attiene alla durata massima di venticinque anni, prorogabile per un periodo non superiore a quindici anni; le indicazioni sull'area in cui devono essere svolte le attività; e la conservazione dell'infrastruttura destinata alle attività stesse. La legge è dunque, a tutti gli effetti, la risposta della Rivoluzione bolivariana al nuovo contesto geoeconomico legato all’aggressione statunitense, alla pressione internazionale cui il Paese è sottoposto, e alle conseguenze della guerra economica che subisce, con un vero e proprio blocco economico e un sistema di oltre mille misure coercitive unilaterali, imposte, dagli Stati Uniti, proprio per soffocare e strangolare l’economia venezuelana, per diffondere privazione e malcontento, per cercare di colpire il processo rivoluzionario, che va avanti.

Che si tratti, a proposito dell’adozione delle misure coercitive unilaterali, di un’azione criminale con un pesante impatto sulla vita e la sopravvivenza delle persone, lo ha messo in chiaro la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sull’impatto delle misure coercitive unilaterali in merito al godimento dei diritti umani, Alena Douhan: “i molteplici regimi sanzionatori, aggravati da sanzioni secondarie e da un'applicazione eccessivamente zelante, producono effetti cumulativi e conseguenze più ampie per l'economia e i diritti economici nei Paesi interessati, negli Stati terzi e persino negli stessi Stati sanzionatori, poiché colpiscono indiscriminatamente i diritti umani degli individui e dei popoli, tra cui il diritto a sfuggire alla povertà, il diritto alla salute, il diritto a un adeguato tenore di vita, il diritto all'acqua e ai servizi igienico-sanitari, il diritto al cibo e altri diritti economici, sociali e culturali. A causa delle difficoltà economiche e di altri ostacoli tangibili che esse determinano, le sanzioni unilaterali compromettono la capacità degli Stati interessati di garantire il godimento dei diritti umani all'interno del loro territorio”.

In riferimento al precedente giuridico della riforma, la Legge Antibloqueo (ottobre 2020), questa interveniva sul “funzionamento dell'economia venezuelana a livello nazionale e internazionale, nonché le sue relazioni commerciali, finanziarie e con gli investitori esteri, sotto l'influenza diretta e indiretta delle misure coercitive unilaterali e di altre misure restrittive o punitive che incidono sul normale sviluppo dello Stato venezuelano”, attraverso il sostegno agli investimenti, sia nazionali sia esteri, e la dinamizzazione del mercato interno, anche sostenendo l’attività economica privata. Quest’ultima è presente e attiva, nel sistema economico venezuelano, e può svolgere un ruolo importante nel sostenere un’economia sottoposta a blocchi e misure coercitive criminali, cioè a una vera e propria aggressione economica; ma è lo Stato ad avere il ruolo centrale sulle risorse fondamentali e strategiche.

Secondo la Costituzione del 1999 (la “Costituzione di Chavez”), infatti, “lo Stato promuove l'iniziativa privata, garantendo la creazione e la giusta distribuzione della ricchezza, così come la produzione di beni e servizi che soddisfino le necessità della popolazione, la libertà di lavoro, impresa, industria, senza pregiudizio della facoltà di dettare metodi per pianificare, razionalizzare e regolare l'economia e dare impulso allo sviluppo integrale del Paese” (art. 112); al contempo, “quando si tratta di esportazione di risorse naturali di proprietà dello Stato o della prestazione di servizi di natura pubblica con o senza esclusività, lo Stato può assegnare concessioni a tempo determinato, assicurando sempre l'esistenza di controprestazioni o contropartite adeguate all'interesse pubblico” (art. 113); più in generale, “i giacimenti minerari e di idrocarburi, di qualsiasi natura, esistenti sul territorio nazionale, sotto il letto del mare territoriale, nella zona economica esclusiva e nella piattaforma continentale, appartengono alla Repubblica Bolivariana del Venezuela, costituiscono beni del demanio pubblico e sono, pertanto, inalienabili e imprescrittibili” (art. 12).

Né privatizzazione né, tantomeno, “tradimento” dunque; e anche la pretesa statunitense, di “appropriarsi del petrolio” del Venezuela è stata contrastata e respinta. Come ha osservato la presidente incaricata, Delcy Rodriguez, infatti, “stiamo proponendo percorsi economici chiari e praticabili per quei giacimenti non sviluppati, garantendo che nessuna parte della nostra ricchezza petrolifera rimanga inutilizzata a causa della mancanza di quadri giuridici adeguati”. Di conseguenza, l’aggiornamento della legge ha l’obiettivo principale di stimolare la dinamica economica interna e attrarre gli investimenti, sia nazionali sia esteri, per sviluppare l’estrazione, incrementare i volumi e aumentare le entrate. “Vogliamo – ha spiegato – che ogni giacimento petrolifero non sfruttato diventi motore attivo dell’economia”. “Stiamo aprendo le porte a un’alleanza strategica per aumentare la produzione, garantendo che ogni goccia di petrolio che aggiungiamo si traduca in maggiori investimenti sociali e maggiore stabilità economica per il Paese”.

Riferimenti:

Delcy Rodríguez: Ley de Hidrocarburos permitirá activar espacios petroleros que no han sido aprovechados, El Universal, 22.01.2026: https://www.eluniversal.com/economia/224818/delcy-rodriguez-ley-de-hidrocsrburos-permitira-activar-espacios-petroleros-que-no-han-sido

Gianmarco Pisa, Agli imperialisti non va giù che il Venezuela sia in pace, Pressenza, 09.01.26:
https://www.pressenza.com/it/2026/01/agli-imperialisti-non-va-giu-che-il-venezuela-sia-in-pace

Repercusiones de las medidas coercitivas unilaterales en los derechos económicos, laborales y sociales, A/HRC/60/36, 16.07.2025: https://www.ohchr.org/es/documents/thematic-reports/ahrc6036-impact-unilateral-coercive-measures-economic-labor-and-social

Ley de Reforma Parcial de la Ley Orgánica de Hidrocarburos:
https://it.scribd.com/document/985595900/Proyecto-Ley-Reforma-Hidrocarburos-260122-104815

Ley Antibloqueo: https://observatorio.gob.ve/ley-antibloqueo