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martedì 8 dicembre 2015

La Rivoluzione deve continuare

citystrike.org/2015/12/07/elezioni-venezuela-la-vostra-vittoria-avra-vita-breve

Avevamo seguito con trepidazione la battaglia elettorale in Argentina delle scorse settimane, e guardato con preoccupazione alla sconfitta del candidato presidente del peronismo di sinistra, che avrebbe dovuto rappresentare la continuità con l'esperienza di democrazia solidale incarnata da Christina Kirchner, e alla vittoria, invece, del candidato della destra, Mauricio Macri, tipico esponente della destra neo-liberale, che già promette il ritorno del tempo del neoliberismo, la riduzione dei programmi di investimento sociale e una nuova apertura al capitale finanziario, alle privatizzazioni e all'appeasement verso gli eredi della dittatura.
 
Le contemporanee traversie politiche e istituzionali in Brasile, con una situazione sociale sempre più tesa e la recente apertura della procedura di impeachment contro la presidente brasiliana, del Partito dei Lavoratori, Dilma Rousseff, che aveva raccolto l'eredità politica di Lula e della stagione notevole della trasformazione progressista del Brasile, stavano lì, infatti, ad indicare un deterioramento complessivo del quadro politico in America Latina: non tanto il timore di riuscire a portare drammaticamente indietro le “lancette della storia”, quanto, piuttosto, il segno del ritorno del neo-liberalismo e della destra politica ed economica al potere.
 
Alla vigilia delle elezioni parlamentari del Venezuela, che si sono tenute la scorsa domenica, 6 dicembre, sembrava piuttosto difficile prevedere l'esito: da una parte, i soliti sondaggi della stampa borghese e dei grandi potentati dell'informazione privata, che annunciavano una maggioranza sicura, sebbene non dilagante, alle opposizioni anti-chaviste e anti-bolivariane; dall'altra, i riscontri di amici e compagni, di osservatori e testimoni, “sul campo”, che non solo confermavano la tenuta del PSUV e del fronte bolivariano (il GPP, il Gran Polo Patriotico), ma annunciavano una mobilitazione ad ampi ranghi. Invece è andata peggio delle peggiori previsioni: con una partecipazione superiore al 74%, la MUD vince e con un margine molto ampio.
 
A differenza del Gran Polo Patriotico, che è imperniato intorno a una precisa leadership, quella chavista rappresentata dal PSUV (il Partito Socialista Unificato del Venezuela), e un chiaro programma, scolpito a chiare lettere nella realizzazione del “Socialismo del XXI secolo”, la MUD, la Mesa de Unidad Democratica, non è una formazione dal contorno ben distinto, non ha un suo centro politico né una leadership riconosciuta. È piuttosto un composito ed eterogeneo cartello elettorale, che comprende partiti che vanno dalla destra nazionalista alla socialdemocrazia tradizionale, formazioni della destra violenta e golpista e residuati della IV Repubblica, si coagula intorno a diverse personalità, alcune “istituzionali” come Henrique Capriles, altre “radicali” e già note per le proprie iniziative eversive (Leopoldo Lopez e le tristemente famose “guarimbas”) e un programma minimo: ostilità al socialismo e al chavismo e ritorno a neoliberismo e capitali privati.
 
La vittoria non di meno è netta, e, se si eccettua il referendum costituzionale del 2007, segna anche, dal 1998 ad oggi, la prima e unica sconfitta del movimento bolivariano e delle forze chaviste. La MUD sfiora il 60%, conquista 99 seggi su 167 del parlamento venezuelano; supera ampiamente la maggioranza semplice (84 seggi) e attende l'assegnazione dei restanti 22 seggi, ancora (7 dicembre) non ancora assegnati. Significa due cose: la prima, l'innegabile e inedita sconfitta del PSUV (46 seggi tra quelli già assegnati); la seconda, il pericoloso avvicinarsi della destra a quei due terzi dei seggi, che le assicurerebbero la possibilità, appunto con almeno 112 seggi, di superare il veto presidenziale alle proprie leggi (e quindi minacciare la stessa prosecuzione del socialismo bolivariano) e di convocare un referendum revocatorio, per la “salida” la cacciata dell'odiato Nicolas Maduro, il presidente venezuelano, non con la violenza, ma in forza di legge.
 
Dinanzi al socialismo venezuelano, si prospetta una sfida impegnativa: è vero, come ha ricordato Maduro, che questo passaggio rappresenta, in ogni caso, un successo della democrazia, peraltro la stessa democrazia, appunto, partecipativa, protagonistica e popolare che il socialismo bolivariano ha, per la prima volta, inaugurato nel Paese; è meno vero, come altri commentatori hanno azzardato, che è frutto esclusivamente della “guerra economica” delle oligarchie e dell'imperialismo e della “propaganda ostile” dei grandi media privati. Stiamo parlando, qui, di un significativo spostamento del consenso, non solo da parte delle oligarchie e delle burocrazie, più o meno corrotte e parassitarie, ma anche da parte di vasti segmenti popolari, proletari e, soprattutto, sottoproletari, che pagano il prezzo dell'accaparramento e del sabotaggio, della “scarsità provocata” di generi di prima necessità e di una forte tensione sociale, che aumenta precarietà e sfiducia.
 
In Venezuela, i grandi media sono ancora privati, la diversificazione produttiva è ancora debole (il Paese dipende fortemente dalle esportazioni petrolifere) e le principali catene della distribuzione sono in buona parte in mani private. La stessa destra, responsabile del sabotaggio e della guerra economica, è stata tuttavia premiata dal consenso elettorale, in una dimensione che non è interamente o esclusivamente ascrivibile ai sobillatori esterni e al controllo dell'informazione. Il fronte bolivariano non è riuscito nell'opera di convincimento e di mobilitazione. Ma è con il socialismo bolivariano che il Venezuela è tornato “patria” e i venezuelani hanno riguadagnato la propria “dignità”. Non si possono portare indietro le lancette della storia. Sono lo sviluppo e l'approfondimento del socialismo del XXI secolo la strada, oggi più che mai, da seguire. 

sabato 18 luglio 2015

Venezuela e Grecia: sulla stessa barricata

www.rifondazione.it

Il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, ha tenuto la puntata n. 34 del programma “Contacto con Maduro”, presso il Liceo Andres Bello, a Caracas. Mi è molto cara questa annotazione, avendo avuto l'occasione e l'onore, nell'ambito di una missione di solidarietà e di interscambio nel Venezuela Bolivariano e Socialista, nel 2010, di incontrare e stringere un protocollo di intesa proprio con questo, prestigioso e pionieristico, liceo. 

Durante la trasmissione del programma radiofonico e televisivo, Nicolas Maduro ha tirato le conclusioni del II Congresso Nazionale dell'Organizzazione Bolivariana degli Studenti e delle Studentesse (OBE), al quale più di un migliaio di portavoce degli studenti e delle studentesse delle scuole superiori a livello nazionale hanno partecipato, condividendo e scambiando idee e pratiche, sulle problematiche della scuola, le condizioni degli studenti e delle studentesse, il contributo, innovativo e originale, delle forze studentesche all'avanzamento della Rivoluzione Bolivariana.

Questo evento, così significativo, partecipato, importante, si è svolto a cavallo tra il 12 e il 14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia e della Rivoluzione Francese in Europa, momento in cui gli studenti delle scuole superiori hanno presentato le proposte da loro condivise e formulate per contribuire allo sviluppo e all'avanzamento del Venezuela. Nell'occasione, con il proprio discorso alla platea studentesca e giovanile, Nicolas Maduro non si è soffermato, tuttavia, solo sulla vicenda nazionale, ma ha immediatamente allargato la prospettiva all'intera situazione internazionale, in particolare europea, con un riferimento assai significativo ed estremamente pertinente alla Grecia.

“Tutta la nostra solidarietà al popolo greco: è terribile quello che l'Unione Europea ha fatto. Tutta la nostra solidarietà al primo ministro Alexis Tsipras, che è stato sottoposto a una pressione brutale; si dovrebbe solo essere nei panni di Alexis Tsipras per sapere quali sembianze abbia il volto del nuovo fascismo finanziario che ha ricattato la Grecia dicendo: "Firma, o ti uccido". Ciò che hanno fatto la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale, non ha nome, e noi non possiamo stare in silenzio, siamo a fianco della Grecia, il Venezuela Bolivariano è al fianco del popolo greco”.

“Il capitale finanziario europeo ha imposto una dittatura feroce e misure insopportabili per la Grecia. Hanno punito la Grecia perché la Grecia ha votato NO al neoliberismo”. Perciò, Maduro ha espresso “tutta la nostra comprensione e tutta la nostra vicinanza al premier Tsipras, nel bene e nel male, siamo con Tsipras e con il popolo greco”. Le misure imposte “cercano di saccheggiare la Grecia, depredarla, annullare i diritti sociali, devastarla e succhiarle il sangue, per cinque anni. Nessuno ricorda che alla Germania è stato condonato il debito di guerra, una guerra di cui è stata responsabile e che ha distrutto l'Europa, mentre oggi non intende condonare il debito della Grecia”.

Maduro ha poi proseguito: “Ciò che viene deciso oggi in Grecia, non riguarda solo la Grecia, si sta decidendo il futuro dell'Europa stessa e di gran parte di ciò che accadrà all'umanità nei prossimi 10, 20, 30 anni, in questo modo lo vediamo dal Venezuela”. Questo dimostra che il modello capitalista e predatorio “è esaurito, è alla fine del suo tempo, lo diciamo dalla America Latina”. Ed oggi il Venezuela, insieme con i Paesi dell'ALBA, continua la propria battaglia contro il modello neo-liberale e la guerriglia economica, la devastazione, il sabotaggio, la sottrazione criminale di generi di prima necessità, nel tentativo di affamare il popolo, la guerriglia mediatica di bugie e dis-informazione contro le autorità e contro il popolo del Venezuela, gli argomenti di quella medesima dittatura, oligarchica e finanziaria, che il neoliberismo, statunitense ed europeo, cerca di imporre ai popoli che alzano la testa ed oppongono la propria dignità al ricatto del capitalismo finanziario.

Venezuela e Grecia, oggi, sulla stessa barricata.